Il colore arancio di Trump


Era temuta da molti ma quasi nessuno avrebbe scommesso su una sua vittoria elettorale. Soprattutto il mondo digitale della silicon valley si era esplicitamente schierato contro. La California: terra storicamente meta di migrazioni globali di soggetti in cerca di successo.

Fino a pochi giorni prima vi era una sicurezza surreale: la Clinton ha vari punti di vantaggio e vincerà. Tranquilli. Infatti.

Forse uno dei primi fattori di successo di Trump è stato proprio questo di sembrare fin quasi all’ultimo un “perdente”.

Così facendo non ha indotto una vigorosa reazione e un sostanziale contrasto alimentando l’illusione che tanto non poteva essere. Ma è stato.

Un secondo fattore di successo è stato quello di capire e sfruttare abilmente la logica dei social network che è spesso ortogonale a quella etica della verità e della precisione: chi la spara più grande fa più visualizzazioni e dunque più soldi.

Un terzo fattore di successo è stato quello di parlare alla “pancia” dell’elettorato esplicitamente negando e contraddicendo spesso le logiche mentali e razionali tipiche dell’esser ed apparire “saggio”. In questo ha dimostrato di saperla lunga molto più di tutti.

Ma, richiamando la teoria della Gestione delle persone con i colori detta CPM (Color People Management) già esposta in vari post qui in rete e riassunta in alcuni libri ed ebook facilmente trovabili in rete, analizziamo le sue varie cromie e le dinamiche presenti.

Sicuramente ha, di base, una componente prevalente “giallo scura” istrionica. Sa stare sul palcoscenico e non è un caso che ha raggiunto la sua popolarità con il programma televisivo “The Apprentice”. In questo non ha le componenti “rosse scure” di Putin mentre richiama alcune note nostrane di Berlusconi che da giovane, si narra, suonava il pianoforte sulle navi da crociera

Questa componente pubblica, nella classica dialettica giallo/rossa esposta dettagliatamente nelle fonti prima citate, si accoppia, in una dimensione privata, con una componente forte rossa concreta/giallo chiara dove la prima alimenta un coraggio necessario per eventualmente infrangere, eludere o superare varie norme e regole di “contesto” mentre la seconda è ispirata dal sogno americano dell’accumulo della ricchezza unico vero indicatore e segno di essere eletti, illuminati e in fondo predestinati in una visione latente calvinista.

Le regole, le leggi e potenzialmente chi deve farle rispettare sono una variabile e non un punto fisso. Durante la sua presidenza dovrà rinnovare vari giudici apicali e ha, almeno per i primi 2 anni, la maggioranza delle camere.

Le varie “torri trump” rappresentano architettonicamente e plasticamente nel tessuto urbano la ricchezza perseguita in questo sforzo di costruzione e ascensione al top.

Fin qui è un leader abbastanza classico con la tipica dinamica rosso/gialla articolata fra scuro/chiaro e pubblico/privata. Ne abbiamo già parlato in altri articoli fra cui anche quello del Colore di Matteo Renzi e rimandiamo a tale post i lettori che non abbiano letto il libro sui Colori.

Ma di questi tipi di leader ne abbiamo avuti e ne abbiamo molti e sono prevedibili e comprensibili. Lo stesso Berlusconi entra, a proprio avviso, in questo schema tradizionale.

Vediamo in Trump degli aspetti “di rottura”, nuovi che fondano e incarnano il nuovo livello di leadership che vanno ben al di là dello schema classico.

Riprendiamo le sue origini e il format televisivo che lo ha lanciato nel grande pubblico: The Apprentice. E facciamo un parallelo di “appoggio” con Berlusconi giusto per maggiore chiarezza e senza alcuna implicita ne esplicita volontà di assimilazione.

Il momento a maggior impatto emotivo del programma di Trump era quando pronunciava la famosa frase “You are fired!” alias “Tu sei licenziato”.

Tu sei bruciato e licenziato con i conseguenti secondi di panico, sconforto e crisi dei candidati ripresi con molti primi piani. Anni luci rispetto alla gioia del goal del Milan o della conquista dell’ennesima coppa internazionale dove la telecamera indugiava sul vincente o goleador.

Con Trump andava in scena la negazione mentre con Berlusconi è spesso andato in scena l’affermazione.

Anche se poi tale affermazione porta necessariamente con sé la negazione dell’avversario battuto. Ma l’accento è dato dalla gioia del vincente piuttosto che dalla disperazione del perdente.

Aver gusto, compiacersi della negazione, del far “male” mostrando in questo una totale assenza di “empatia” è tipica nota “rossa scura” che in questo modo viene messa in scena pubblica dentro una cornice giallo scura. In questo il mix è nuovo e sofisticato. Fin dalla sua giovane età, si narra, era ribelle, nella scuola e nelle frequentazioni. Contro le regole del momento e del contesto.

Le due cromie scure gialle e rosse non si alternano nel tempo e negli spazi pubblici e privati ma convivono una dentro l’altra nello stesso momento e contesto di fruizione.

Lo scandalo e la difficoltà di assimilare, accettare e riconoscersi in Trump per molti americani sta proprio qui. Nel suo esibire e sottolineare con “gusto” la negazione dell’altro. Sia un immigrato, sia una minoranza, sia un avversario. Con quali argomenti non conta, veri o non veri che siano, il punto è il godimento indotto nella negazione dell’altro. Nella rottura messa in scena.

Simmetricamente potremmo ipotizzare nella dimensione privata, per equilibrio interno, la presenza di una componente “giallo scura” di compiacenza e di dipendenza da cerchie ristrette familiari o di business con atteggiamenti alimentati dal timore della rottura e dal piacere di soddisfarli: insomma una tipica persona molto generosa nel suo “circolo ristretto”. In questo un punto eventuale di debolezza perché “chi ti loda ti (può) imbroda” e comunque le scelte potrebbero esser mosse dal desiderio giallo scuro di compiacimento e non strategie e tattiche.

Farà la sua ex, Ivana,  ambasciatrice in Cecoslovacchia? Lei già glielo ha chiesto! Pubblicamente. La sola richiesta la dice lunga sul tema.

La ex di Berlusconi ha fatto ben “altra” richiesta e in ben altri ambiti e contesti (tribunale) e questo denota e marca le differenze e la diversa strutturazione della nuova leadership di Trump.

Ma vediamo perché questa struttura cromatica di Trump di esaltazione della rottura ed della negazione non poteva non emergere e risultare vincente SOLO quest’anno 2016 e non prima né dopo. Facciamo un piccolo passo indietro e vediamo in che anno stiamo vivendo. Il 2016 un anno di profonda rottura, fine e rinascita. Un anno in asse con l’anno 1000 (1000 base 10) e l’anno 1452 (1100 base 11). Infatti è il 1200 (base 12).

        Quest’anno, come già scritto in altri post e molto dettagliatamente nell’ ebook Brexit24 è un anno di profonda rottura.

E’ in ciclo risonante 24 con i maggiori momenti di discontinuità del 1848( 24*7 anni fa), del 1968 (24*2 anni fa) e non ultimo la creazione degli Stati Uniti e della società degli illuminati (1776 (24*10 anni fa) avvenuta proprio 240 anni fa! Lo stesso terremoto del 24 e quello della sterlina del 24 giugno alle 2.40 richiamano quello del 1992 anche quando iniziò a lavorare al progetto politico Berlusconi (24 anni fa) e lo sbarco del 1944…i discorsi sarebbero lunghi e richiamano una nuova rivoluzionaria teoria dei cicli risonanti fra livelli dialettici che se e quando troverò il tempo potrò illustrare. Qui limitiamoci alle semplici suddette coincidenze parlanti. Queste ci dicono che quest’anno è “in linea” con le ore 24 quando un giorno finisce e ne inizia un altro. Molte dinamiche anche economiche, geologiche, antropiche, politiche, etc.. sono in asse e  “in linea” con questa dinamica temporale. La cosa va ben oltre il fatto che questo è un anno “bisestile”.

In questo Trump, in asse con la Brexit, ha incarnato questo spirito dei tempi mettendo in scena “la rottura”.

Qui potremmo trovare analogie con i famosi “vaffa” days ma le sincronie devono avvenir nel tempo e in tempo per potersi dare. Se poi volessimo fare una analogia con il fenomeno grillino notiamo profonde differenze nel rapporto e nell’uso della rete. Mentre questi ultimi ne fanno un uso fondamentalmente “blu” con i controlli dei fatti, le votazioni diffuse, i corsi di formazione e talvolta faticano a motivare tutti gli aderenti (quorum per l’approvazione del non statuto),

Trump ha usato la rete in modo fortemente “rosso scuro”. La rana verde, i meme politici (vedasi l’episodio di Back mirror), le bufale, le storie che fan “ridere” virali, etc.

Come diceva il buon Freud nel Motto di Spirito la risata è sempre legata al piacere dato dall’ infrazione di una regola permessa dalla rassicurazione che tanto non è una cosa “seria” ma “buffa” o “ridicola”…da ridere appunto. La regola può stare sul piano più diverso che si vuole. Ad esempio etico, morale, stilistico, logico, politico…

In questo facendo ridere e sorridere ha parlato alla “pancia” della gente inducendo e facilitando fenomeni virali di propagazione e comunicazione.

Una vera liberazione soprattutto in America dove le regole e gli schemi sono spesso rinforzati da una cultura puritana, integralista e perbenista molto spinta. In questo la sua stessa comunicazione o modalità di comunicazione è apparsa “diversa”, “di rottura” e dunque, in questo, genuina, coerente e vera. E’ stato inoltre molto facilitato dal tipo di avversario che in un gioco delle parti ha incarnato, senza volerlo, esattamente l’opposto. Una figura di potere costituito, di solidità e continuità. Una sintesi femminile fra Hama e Hillary non compiuta per una strutturale asimmetria e stasi posizionale.

Chissà se Hillary avesse chiesto il divorzio per sè ed indotto quello dell’amica Huma e cavalcato l’onda delle capacità delle “donne” di andare “oltre” e “insieme”, superare i vissuti, che cosa sarebbe successo.

In questo Trump ha innovato in modo “disruptive” anche sfruttando e rilevando la grande fragilità della rete e dei meccanismi social che possono esser usati o abusati a fini politici ed elettorali.

In sintesi Trump è un leader con poche componenti blu, con una discreta dose di verde scuro (vision e obiettivi a tendere futuri) ma soprattutto da una articolata e sofisticata composizione delle cromie gialle e rosse, scure e chiare nelle sfere private e pubbliche.

Trump è in grado di render pubblico ed oggetto di consenso, piacere e condivisione (giallo scuro) gli atti e i contenuti più di infrazione e negazione delle regole presenti e storicamente date (rosso scuro).

Tutto questo in equilibrio alla dimensione privata dove con cautela (rosso chiaro) eroga comportamenti compiacenti, generosi e di affermazione (giallo scuro) che gli procurano a dire di tutti, anche di Hillary,  “una bella e numerosa famiglia” e un forte senso del “clan”.

Quali sono i suoi punti deboli, punti di forza, rischi nel tempo? Sarebbe lungo e il tempo è finito. Brevemente.

Punti deboli: quelli alimentati dalla parte gialla chiara interna che potrebbe fargli fare scelte e deleghe “non ottimali”.

Punti forti: concretezza e fattualità, senso del reale e dunque capacità di “costruzione” in tutti i sensi senza passare necessariamente per posizioni ipocrite o contraddittorie.

Rischi? Molti.

Ma non tanto imputabili alla persona che è frutto ed incarna lo spirito dei tempi ma dallo sviluppo, appunto, delle dinamiche del Contesto e dello spirito del mondo in asse con il ‘44. Inevitabili? Di solito si risponde che con una sufficiente consapevolezza no.

D’altra parte ora Trump se continua nella posizione di “rottura” rischia di rompere se stesso essendo ORA la Istituzione, il 45 Presidente degli Stati Uniti d’America.

Deve riuscire a sopravvivere a se stesso e agli altri in cui si potrebbe proiettare pericolosamente la sua ombra di negazione e rifiuto in un potenziale schema a specchio di ritorno karmico. Adesso siamo solo alle manifestazioni di piazza ma sono sintomatiche di un profondo rifiuto.

Il 9 come numero gli è vicino. Il mese è stato quello di nove-mbre, il giorno, appunto, il 9. Nello spirito dell’ homo faber fortunae suae e della Fifth avenue è il 45 (9*5) presidente.  E non è un caso che la sua Trump Tower sia, appunto, sulla Fifth avenue.

Molta della sua stabilità ed equilibrio andranno cercati nel suo clan familiare e lavorativo e i tanti nipoti saranno di garanzia per decisioni affrettate e posizioni rischiose in cui potrebbe cadere?

Qui non stiamo più sulla scena televisiva di The Apprentice ne sul palcoscenico o palco politico di una delle campagne elettorali più trasgressive ed atipiche. Siamo, o meglio, è sulla scena reale del mondo con sempre accanto la valigetta dei codici dei missili balistici nucleari.

E in queste cose un minimo di componente “blu” può esser utile.